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Tu la conosci Anne Tyler?

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Quest’inverno mi è stata detta una frase che suonava più o meno così: I classici sono quei libri che o uno ha letto o deve far finta di aver letto. Me l’ha detta un redattore durante la lezione conclusiva di un corso di scrittura creativa per bambini, dopo che avevo ammesso di non aver letto non so quale classico, forse “L’isola del tesoro”.
Chissà che faccia avrò fatto, via Skype, sentendo quella frase.

Non ho nessuna intenzione di far finta di aver letto libri che non ho letto. Probabilmente è necessario nel suo mondo.
Nel mio, invece, è necessaria la sincerità. Sempre.

Questo per dire che Anne Tyler la conoscevo, certo.
Mi è capitato diverse volte di leggere recensioni di sue opere. Però, finora, non avevo mai letto un suo libro.
“Per puro caso” è stato il primo.
Mi sono ritrovata, passeggiando in  biblioteca, davanti al suo scaffale e, tra i tanti, ho scelto quest’opera del 1995, perché in copertina c’era una frase di Roddy Doyle – uno scrittore che amo – che diceva: “il suo libro più bello”.
Non so se Roddy Doyle abbia ragione, ne ho letto solo uno finora, ma so per certo che questo libro è magnifico.

Delia ha quarant’anni, è moglie di un medico molto più anziano di lei a cui fa da segretaria, e madre di tre figli ormai grandi.
La sua vita a Baltimora scorre rapida come su binari ben oliati, sempre uguale, un giorno dopo l’altro.
Fino a quando, un sabato mattina come tanti, mentre è al supermercato a fare la spesa, viene avvicinata da un affascinante trentenne che le chiede di fingersi la sua fidanzata per inscenare una finta relazione davanti alla ex moglie, anch’essa lì per caso.
Delia acconsente, pur sentendosi inadeguata e fuori posto.
Si rincontreranno, sempre per caso, tempo dopo e tra loro nascerà una tenera amicizia, che forse sarebbe potuta anche diventare qualcosa di più. Forse. E questo potrebbe essere un motivo.
Un altro potrebbe invece essere la mancanza del padre, al quale Delia era molto legata, morto da pochi mesi, che non ha ancora voluto o saputo piangere. O i figli che diventano grandi e si allontanano – inevitabilmente – ogni giorno di più, diventando critici e inafferrabili.
Oppure la consapevolezza, che la colpisce con estrema chiarezza una sera, che Sam l’abbia sposata solo per convenienza, per ereditare la casa e lo studio medico del padre, e che avrebbe allo stesso modo potuto sposare indifferentemente una delle sue due sorelle.
Sono tante le ragioni, se le andiamo a cercare una ad una con attenzione, all’interno di un lungo matrimonio, che possono aver spinto Delia, una mattina di giugno, a fare quello che ha fatto.
E cioè ad allontanarsi  a piedi, dalla spiaggia, in costume e  accappatoio, senza dire niente, nell’indifferenza dei suoi cari.
Torna  alla casa affittata per le vacanze ma da lì, senza pensarci troppo, accetta un passaggio da uno sconosciuto e si fa portare a Bay Borought, cittadina a due ore di distanza da Baltimora.
Qui prova a ricostruire la sua vita, trovando un lavoro e nuove amicizie.
Ma è davvero possibile mettere il passato in un angolo e fingere che non esista? Lasciarlo semplicemente lì e guardare da un’altra parte?

La Tyler è maestra nel cogliere e nel saper descrivere i sentimenti e le emozioni più intimi e privati di tutti noi, con le loro mille sfaccettature e complessità. E’ impossibile non identificarsi nei suoi personaggi, al punto che si arriva a pensare come loro.
Gli avvenimenti della loro vita ci sorprendono e ci colpiscono come sorprendono e colpiscono loro, con la stessa forza e intensità.
Questa è inoltre, senza dubbio,l l’analisi più profonda, complessa e realistica di un matrimonio che mi sia mai capitato di leggere ultimamente.
E poi, che ha più bisogno di leggere trattati scientifici o psicologici sull’argomento: c’è già la letteratura, non serve altro.

Ogni volta che scopro una nuova scrittrice – anche scrittori ma in genere sento un’affinità maggiore con le scrittrici – sono FELICE.
Il pensiero di tutti quei libri che ancora non ho letto, di tutte quelle ore da trascorrere in gioiosa compagnia, di tutte le vite nelle quali mi posso tuffare comodamente allungata sulla mia sdraio, di tutto quello che posso imparare…
E parte delle gioia sta nel condividere la scoperta con altri.
Se anche a solo una persona venisse la voglia, dopo aver letto questo post, di cercare un libro della Tyler ( e magari volesse anche dirmelo) la mia felicità sarebbe completa.
Per ora mi accontento del ricordo di questi personaggi così veri, ripensando al finale che purtroppo non posso raccontarvi ma che all’inizio ho rifiutato e poi, pian piano, ho compreso e accettato fino in fondo.

Raffaella
La casa vicino al treno

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