recensioni

“Noi” di David Nicholls

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Questo libro l’ho assaggiato, l’ho sgranocchiato, me lo sono portata dietro ovunque andassi e, alla fine, l’ho divorato in pochi giorni.
Il linguaggio schietto, diretto, sincero e fortemente auto-ironico di Nicholls mi ha conquistata fin dall’incipit:
“L’estate scorsa, poco prima che nostro figlio partisse per il college, mia moglie mi svegliò nel cuore della notte”.
Siediti, stai fermo e continua a leggere, ci dice l’autore con questa poche righe. Ho obbedito all’istante.
Ma non era perché aveva sentito un rumore strano, non era per paura dei ladri come invece crede Douglas Petersen, cinquantaquattro anni, ricercatore biochimico, lo stupefacente protagonista di questo romanzo.
” E chi ha parlato di ladri? Ho detto che secondo me il nostro matrimonio è arrivato al capolinea, Douglas. Penso che ti lascerò.”

Cosa fareste voi se foste svegliati per ricevere questo pugno in faccia?
Douglas ne rimane sconvolto, cerca di approfondire interrogando la moglie, Connie, cinquantaduenne che lavora in un famoso museo di Londra, ma riceve solo risposte evasive. Sente il mondo crollargli addosso ma decide di non arrendersi e di attaccarsi con tutte le sue forze a quel viaggio in Europa progettato da tempo, un ultimo viaggio da fare loro due, insieme ad Albie, il figlio diciasettenne che sta per partire per il College.
Avevano progettato di compiere un Grand Tour, quel giro dell’Europa che facevano i giovani nobili nel Settecento per preparasi alla vita adulta.
E così faranno, attraversando in treno la Manica per raggiungere Parigi, prima tappa del loro viaggio.

Saldamente intrecciato al racconto del viaggio c’è quello della storia d’amore tra Douglas e Connie, che si sono conosciuti più di vent’anni prima ad una festa a casa di Karen, la sorella di Douglas.
La loro è stata l’unione di due poli opposti: la bella, curata, solare, disinibita Connie, aspirante pittrice sempre attorniata da artisti e il timido, introverso, solitario e fuori moda Douglas, sempre un po’ in disparte, completamente assorbito dagli studi sulla drosofila, il moscerino della frutta.
E’ forse la curiosità per le loro differenze ad attrarli all’inizio e a farli rimanere insieme tanto a lungo. In tutti quegli anni sono state tante le prove che hanno dovuto affrontare, alcune più lievi, altre di un dolore lancinante ma nonostante tutto sono sempre rimasti uniti e Douglas, ancora molto innamorato della moglie, è sempre stato convinto che sarebbero invecchiati insieme. Non è facile ricredersi alla sua età e rimettere in discussione tutta la propria vita, se stessi e i propri sentimenti. Tutto quello in cui si aveva creduto e si dava per certo, per scontato.
Mi ha commosso profondamente il tentativo di Douglas di riconquistare la moglie durante il loro viaggio, e con lei anche l’amore e la stima del figlio, lontano anni luce da lui e dal suo mondo.
Alla fine del libro mi sembrava di conoscerlo, mi ci sono affezionata. Gli ho voluto bene e, in tutto quello che gli è capitato, ho sempre spudoratamente parteggiato per lui.
Credo sia a causa della sua schietta sincerità; quando si ha la possibilità di conoscere così a fondo una persona, anche i suoi difetti e le sue debolezze, quando si ha la possibilità di comprenderne le ragioni profonde, è impossibile infatti non amarla.
In apparenza sicuro di sé, si butta  a capofitto nella vita senza valutare le conseguenze, inadeguato, goffo nell’esprimere i sentimenti davanti a una moglie molto più sicura di lui che sa quello che vuole e un figlio freddo e distante, che lo osserva con sospetto.
Ho adorato anche l’idea del Grand Tour, quel viaggio culturale per veder da vicino tutti i grandi capolavori pittorici del passato. Ho ripreso da poco a viaggiare e  questo libro mi ha fatto venire voglia di attraversare l’Europa per visitare tutto quello che non ho ancora visto.
E, se si è fortunati, a volte succede che un libro ne chiami un altro, lo citi, lo suggerisca, se ne lasci ispirare. Grazie a questo libro ora sto leggendo “Ritratto di Signora” di Henry James.

Vi lascio con un pensiero di Douglas.
“Come se tutti gli anni trascorsi nel frattempo, tutte le cose che abbiamo vissuto io e lei, ossia il nostro matrimonio, non fossero che una parentesi”.
Cosa resta di una vita passata insieme se poi ci si lascia?
Cosa rimane dei traslochi, dei viaggi, dei dentini da latte e delle sbucciature, dei disegni attaccati alle porte con lo scotch, dei grembiulini stirati la sera, degli abbracci sotto le coperte quando fuori c’è il temporale? E cosa delle feste in giardino con gli amici, delle torte riuscite e di quelle bruciate, dei litigi, delle pareti dipinte di verde, dei libri accumulati nel tempo e delle foto sul frigo?
Forse solo una dolce, quanto inutile, malinconia.
Raffaella
La casa vicino al treno

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