recensioni

“La tentazione di essere felici” di Lorenzo Marone

tentazione_felici

Un bel titolo, da solo, non basta, è chiaro.
Quando però ci si imbatte in un libro divertente, ben scritto, capace di far riflettere ( e commuovere) e con personaggi difficili da dimenticare, ecco che quel titolo diventa il perfetto completamento di un’esperienza meravigliosa.

“Mi chiamo Cesare Annunziata, ho settantasette anni, e per settantadue anni e centoundici giorni ho gettato nel cesso la mia vita. Poi ho capito che era giunto il momento di usare la considerazione guadagnata sul campo per iniziare  a godermela sul serio.”
Si presenta così il protagonista di questo romanzo, sbattendoci subito in faccia la sua sincerità disillusa e senza freni.
Vedovo, con due figli, Cesare ha raggiunto quella fase della vita in cui si può permettere di dire sempre ciò che pensa, anche se questo significa passare per cinico ed egoista di fronte ai figli, per scorbutico di fronte ai vicini di casa, per solitario in generale.
Forse sono state le delusioni, i dolori e i rimpianti che gli anni che passano inevitabilmente si portano dietro a indurirlo così tanto o forse adesso ha deciso di permettersi di essere pienamente se stesso.
La sua solitudine, però, è spezzata dalla frequentazione di Rossana, un’infermiera non più giovane che arrotonda prostituendosi e l’amicizia con Marino, che invece si è arreso alle delusioni e alla vecchiaia e da anni non esce più di casa. Quando una giovane coppia di sposi viene ad abitare sul suo pianerottolo, Cesare si imbatterà in Emma e i due diventeranno amici. Presto in lui si insinuerà il sospetto che Emma subisca maltrattamenti dal marito e insieme a Marino e a Eleonora, l’anziana “gattara” vicina di casa, proveranno a escogitare un modo per minacciare il marito violento e farlo desistere. Purtroppo però la vita spesso è molto più complicata e difficile di quello che appare a prima vista e il destino deciderà diversamente per Emma e per tutti loro.

La magia di questo libro risiede, secondo me, nell’intreccio delle diverse vicende umane legate più o meno strettamente alla vita di Cesare come l’affetto nascente per Rossana, la scoperta e accettazione dell’omosessualità del figlio Dante, la scoperta del tradimento della figlia Sveva verso il marito e quello che subì lui, senza saperlo, dalla moglie Caterina. Si schiude così, pian piano davanti ai nostri occhi, in questa lunga riflessione sulla sua vita, fatta di ricordi, tremendi rimpianti, sensi di colpa e amare considerazioni, l’animo del protagonista.
Ecco un altro dei motivi per i quali amo leggere: solo attraverso un libro si può entrare così tanto nell’animo di una persona, guardarlo dall’esterno, poterne comprendere le motivazioni profonde e, per questo, non poter fare altro che amarlo.

Il romanzo è ambientato in una Napoli assente e silenziosa, che fa da sfondo, con il suo mare e il suo vulcano, ma non si impone quasi mai, tanto che la vicenda potrebbe ambientarsi in una qualsiasi altra città: “Solo che nella metropoli americana non ci sono i Quartieri Spagnoli con i loro vicoli che scivolano dalla cima della collina, i palazzi sgretolati che si scambiano segreti sui fili dei panni stesi ad asciugare”.

Finalmente un personaggio vero, sincero, senza maschera e senza fronzoli come solo i bambini e gli anziani sanno essere, le due categorie di persone che preferisco in assoluto.
Forse varrebbe la pena di farci un pensiero serio sulle parole di questo personaggio meraviglioso e cominciare da domani, sì da domani, a guardare la vita in faccia senza paura e senza aspettative, così da non rimanere troppo delusi ma allo stesso tempo senza neanche rinunciare a quella piccola ( o grande) fetta di felicità che sta a noi conquistarci ogni giorno.
“Alla loro età ogni scusa è buona per festeggiare e il compleanno è ancora visto come un traguardo da mettersi subito alle spalle per inseguire il successivo. Alla loro età non si è ancora capito che sì, l’obiettivo è importante raggiungerlo, ma non c’è fretta, non si deve battere alcun record. Meglio arrivare fino in fondo a passo lento, gustarsi il paesaggio, mantenere un ritmo cadenzato e un respiro regolare per l’intero tragitto, per poi chiudere la corsa il più tardi possibile perché non so se i giovani lo sanno, ma una volta tagliato il traguardo non c’è nessuno che ti viene a decorare il petto con una medaglia”.
Buona lettura
Raffaella
La casa vicino al treno 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.