recensioni

“La mia vita” di Agatha Christie

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“Sono soddisfatta; ho fatto ciò che ho voluto”

Sarebbe assolutamente meraviglioso poter fare un’affermazione simile quando si comincia a entrare in una fase più avanzata della propria vita. Ad Agatha Christie è successo nel 1950 quando, sessantenne, ha incominciato a raccogliere i ricordi della sua vita, unica e avventurosa.
Non ha voluto compiere, però, una precisa ricostruzione cronologica di tutti gli avvenimenti che la riguardavano bensì riunire un insieme di memorie, scelta da lei arbitrariamente. In merito ci dice:
” Ho ricordato quel che volevo ricordare” e “… ciò che desidero è immergere la mano nel sacchetto dei ricordi ed estrarla con una manciata, a caso”.

E’ un libro gioioso questo.
Pieno di amore per la vita, pieno di sorrisi, di viaggi, di slanci verso l’ignoto, di passioni totalizzanti accolte a braccia  aperte, di ottimismo, di coraggio, di leggerezza.
Nonostante sia diventata una scrittrice famosissima, dopo aver iniziato quasi per caso a diciannove anni, come diversivo a un triste pomeriggio d’inverno, non ha mai perso lo stupore di fronte alla fama e al riconoscimento del pubblico, considerandosi sempre e solo una “casalinga”, come faceva scrivere sui suoi documenti.
“(…) Non è forse appassionante l’idea di far parte di qualcosa che sfugge alla nostra comprensione? Mi piace vivere. E capitato anche a me di essere in balia di una profonda disperazione (…) eppure so con certezza pressoché assoluta che essere vivi è una cosa straordinaria”.
E’ una vita intensa, la sua, pienamente vissuta in tutti i suoi aspetti, dolorosi e gioiosi.
Non si è mai tirata indietro Agatha, si è sempre gettata a capofitto in tutto ciò che ha ritenuto fosse degno della sua attenzione  e non ha mai rinunciato a nulla, nonostante le sconfitte o la paura.
Ha girato il mondo, in un’epoca in cui viaggiare comportava sopportare lunghe traversate oceaniche, corse sulle prime scomode e poco sicure automobili, che lei adorava o romantiche ma disagevoli traversate dell’Europa a bordo del celebre Orient-express.

La ammiro, Agatha. Vorrei avere il suo spirito guerriero e la sua leggerezza, la sua capacità di non soffermarsi troppo sui problemi e sui dolori e di voltare pagina, ogni volta, con immutato entusiasmo.
Tra i tanti pregi di questa scrittrice il principale è certamente la sua ironia che si snoda sinuosa per tutto il libro e che la porta a prendersi gioco degli usi del suo tempo, della società in cui viveva ma soprattutto di sé stessa.
” La morte precoce e l’invalidità erano di casa nel costume sentimentale dell’epoca (…) Nessuna fanciulla sarebbe mai arrivata al punto di confessare che godeva di buona salute (…). Ma a quell’epoca l’estrema sensibilità, gli svenimenti continui e la tisi erano in gran voga”.
Il divano (…) nel periodo vittoriano era lo sfondo indispensabile di ogni malessere, morte precoce o amore con l’A maiuscola. Ho il sospetto, tra l’altro, che molte mogli e madri dell’epoca  ne abbiano sicuramente approfittato per liberarsi da molti obblighi. Una donna vi si rifugiava al volgere della quarantina e vi trascorreva una vita piacevole, accudita in tutto e per tutto, circondata dall’affetto e dalla devozione del consorte e assistita dalle figlie.”

Mentre scrivo mi rendo conto che non è per nulla semplice tentare di raccontare più di 300 pagine in poche righe, posso solo cercare di trasmettervi il mio entusiasmo nell’incontrare l’entusiasmo di Agatha e, per tirare le fila, dirvi che questo libro è speciale perché al suo interno si trova:
a. la storia di una vita, lunga, avventurosa e realmente accaduta;
b. la storia di un’epoca. Agatha Christie nasce nel 1890 e termina questa autobiografia nel 1965. Al suo interno troviamo quindi la descrizione dell’epoca vittoriana e delle due guerre mondiali fino agli anni sessanta vissuti per gran parte in Iraq, al seguito del secondo amatissimo marito archeologo.
c. la storia di una vocazione letteraria – la parte che ho amato di più! – di come e perché si è messa a scrivere, delle sue abitudini di scrittura fino alla genesi dei suoi romanzi più famosi e delle loro vicende editoriali.
d. e infine, per fortuna, un’autobiografia che sembra un romanzo perché scritto da una grande scrittrice che sa come usare il  linguaggio, come scrivere i dialoghi e come dosare le sue capacità.

Grazie Agatha. Per avermi ricordato che la vita è bella se vissuta intensamente, guardando in faccia, senza nascondersi, tutto quello che si presenta sul nostro cammino.

Mi sembra ormai di conoscerla, Agatha.
Forse è questo quello che dovrebbe restarci dentro dopo aver letto un grande libro. La malinconica sensazione di aver conosciuto l’autrice, o l’autore, di aver camminato per un tratto con lei e di averla poi guardata allontanarsi, curva e con passo incerto, verso il tramonto.

Ciao, Agatha. Sono sicura che anche dove ti trovi ora te la stai godendo un mondo.
Raffaella
La casa vicino al treno

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