Aprile mi ha messa alla prova in un modo che non avrei mai creduto.

Dopo che a marzo mi sono presa una pausa per pensare a me e a come stare meglio, dopo che mi sono creata delle nuove abitudini mattutine per iniziare la giornata con pensieri positivi e piena di energia, è arrivato il vento di aprile a spazzare via tutte le mie certezze.

Un’ansia sottile mi si è insinuata sotto pelle, rimanendo lì a ribollire e crescendo poco alla volta.

E’ esplosa un pomeriggio di sole, mentre ero andata a camminare. Una strada che non avevo mai percorso, piena di auto che mi sfrecciavano accanto. Una via buia e fredda, il sole coperto dalla montagna. Un vecchio che mi è passato accanto fumando e guardandomi con disprezzo.

A volte basta un niente per scatenare un profondo senso di disagio e malessere. Sono tornata a casa più veloce che potevo.

Ho capito così che avevo bisogno di riprendere i miei incontri settimanali con la mia insegnante di yoga e shiatsu. Avevo bisogno di un confronto, di un punto di vista diverso e libero da condizionamenti, di parlare di come mi sentivo, di tornare a prendermi cura del mio corpo e della mia mente.

Nonostante questo sono comparsi dei sintomi fisici che mi hanno infastidita prima e poi spaventata. Non stavo bene, pensavo di rivolgermi alla mia dottoressa. Ho smesso do fare le mie camminate nel bosco, mi sono un po’ allontanata dalla scrittura.

Vogliamo chiamarli sintomi “psicosomatici”? O forse sappiamo già che tutto è psicosomatico e che qualsiasi nodo interiore, qualsiasi blocco o sofferenza se non espresso e lasciato andare cronicizza e diventa malattia? Comunque la pensiamo, io avvertivo una forte correlazione tra quanto stavo vivendo a livello emotivo – questo periodo storico che ti impone di prendere posizione e di fare delle scelte e il mio lavoro di scrittura, che stava in quel momento scavando molto nel profondo – e il mio corpo che si ribellava. Ci sono voluti diversi incontri, tanti esercizi, tante ore trascorse a raccontarmi, prima di cominciare a stare meglio.

E’ stato un percorso – che continua tuttora  e che per quanto  i riguarda durerà tutta la vita, non sempre accompagnata, spesso per conto mio – che mi ha regalato la serenità di tornare alla scrittura e, pian piano, anche alle mie camminate.

Un altro aspetto non facile da affrontare, per me, è stata la ripresa della vita: ad aprile siamo diventati gialli ed è stato come se, dopo più di un anno di clausura forzata, che a me non aveva pesato perché sono abituata a stare in casa, avessero detto: bene, vai, ora puoi, esci, mescolati agli altri. Ma a me non piaceva mescolarmi neanche prima e avere a che fare di nuovo con la gente, gente di tutti i tipi che ti si avvicina, ti cammina accanto, è in fila dietro di te, senza poter respirare liberamente a pieni polmoni, mi ha creato un po’ di disagio, all’inizio. Ma so che è un momento di passaggio e dopo sarà tutto  migliore.

Ad aprile è fiorito il glicine, abbiamo piantato le erbe aromatiche di fianco al barbecue e preparato la terra per l’orto.

Ho cominciato a trascorrere interi pomeriggi in giardino, seduta sotto agli alberi, a leggere e scrivere. Ho comprato tanti libri nuovi; ho deciso che studierò  la filosofia.

Ho provato a ricostruire delle nuove abitudini ma non ci sono riuscita; ho capito che devo abbandonare la rigidità e abbracciare il cambiamento. Ho deciso che farò qualcosa di nuovo ogni giorno, perché ogni giorno è diverso.

E con questo bagaglio fatto di dubbi e domande e perplessità, sicura di niente, se non di stare vivendo un periodo di forte cambiamento, sono andata incontro a maggio, a braccia aperte.